ALBERTO MORAVIA, Lettera al gallerista de Marsanich, 1962
15 Ottobre 2007 by Chimera
Caro de Marsanich,
immagino che dirigere una galleria d'arte sia un pò come dirigere una rivista letteraria.
L'esperienza della direzione di una rivista letteraria mi consente forse di fare qualche
riflessione sulla direzione di una galleria.
Prima di tutto, penso che bisognerebbe avere delle idee chiare circa i fini della galleria.
La cosa migliore sarebbe di avere delle idee autonome, indipendenti,assolutamente senza relazione con le idee preesistenti in giro, come se si fosse piombati dalla luna.infatti il mondo non va avanti a forza di evoluzione bensì di salti qualitativi.
Ma se non si hanno queste idee così nuove e così straniere, almeno bisognerebbe
cercare di non mettersi in fila con gli altri. Di pensare almeno il contrario, che non è una
posizione troppo forte ma è sempre meglio di niente.
In secondo luogo le gallerie, come del resto le riviste, se non hanno scopi apertamente anche se aristocraticamente commerciali, dovrebbero servire a presentare, lanciare ingegni giovani e sconosciuti. Questo, naturalmente, è tutt'altro che facile. I giovani di valoreoggi non rimangono sconosciuti che lo stretto tempo necessario. C'è il pericolo di scambiare
per ingiustizia ciò che è semplicemente mancanza di talento. Ma bisogna purtuttavia correre
questo rischio.
Infine bisogna tener conto delle dispute in corso, come per esempio quella tra figurativi
e non figurativi. Bisogna tenerne conto nel senso di non ignorarle nè sottovalutarle.
Ma bisogna anche saperle dimenticare ogni volta che sia necessario. Ossia quasi sempre.
Le gallerie d'arte sono luoghi sociali che traggono la loro vitalità dai loro dirigenti.
A questi incombe il dovere di una invenzione continua, di un continuo sforzo di fantasia
e di creatività.