Alessandro Palladini di Garino Hamilton
18 Dicembre 2009 by info
L’intera naturale campagna circostante è fitta di colline abusive, di fiumi in perdita, di città dissestate: uomini non meno illegali vi si aggirano. Lui lavora di mina e di coltello per riportare le ordinate e disoneste topografiedella loro terra alle affollate e violente trincee del nostro parco.
Il nuovo parco, teatro di continue esplosioni,lui lo ghiaccia fuori stagione e nelle equivoche trasparenze ci mostra un inventario di singolarità evocatrici, apparentiattraverso tagli, solchi, sfregi e graffi di aratri con i pattini.Gli aratri squarciano con le grandi lame un terreno che non è contadino, perché i contadini non piantano neppure le derisioni dei grattacieli, e non è nemmeno un terreno cittadino, perché i cittadini non piantano neppure le derisioni degli abetini. Per amore e ironia i custodi giardinieri vengono frequentemente avvicendati: dall’architetto pervertito che mal sopporta l’uso dei suoi uffici per certi terrorismi,al ragionier-geometra che presta i numeri delle sue mappe catastali, all’artista giovanemorto da un pezzo. Tuttavia tutti esposti a licenziamenti senza preavviso. Lui rilascia inquietanti permessi di sosta a bambini che hanno smesso di giocare e a vecchi artigiani appenninici rincoglioniti che mimano gesti di patetica operosità artritica.Alla confluenza di vialetti sospetti multa cosce di ciclisti e di amanti nell’esercizio dello stesso genere d’invidia. Sparge rumore di piccolo e grande scandalo con ruote e selciati ed edifici disperatamente antichi e fragili, vedendo finestre e finestrini, compitando prospettie prospettive, ribaltando omologie ed analogie, cifrando testardo e isterico casi oscuri di ferite da ritaglio, piaghe da coccio, spionaggi nell’aia; ricostruendo faticosi dossier su aggressioni balorde e fughe precipitose, sulle politiche intromissioni di buoi, fuffi e cavalli, su clamorosi assassini di famosi suicidi. Così indaffarato, ma non dimentica certo la coerenza tra lo spazio e la libertà a disposizione, e misura entrambi con precisione di cronaca e di profezia, con humour materialistico e competenza umanistica, cosicchè, posato il rastrello, l’affanno permane,
ed è durevole. Ogni aiuola è goccia dura e incancellabile, è segno ingenuo e strafottente, è anche la macchia ingrata e troppo amata, la correzione che non la spunta sul corretto. Pittura.
Garino Hamilton
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