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	<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 22:15:57 +0000</pubDate>
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		<title>E.CATAMO NELLE PAROLE DI M.CRESCENTINI</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 11:19:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chimera</dc:creator>
		
	<category>Senza Categoria</category>
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		<description><![CDATA[ELISABETTA CATAMOLinguaggi possibili dell&#8217;anima
Nel lavoro di Elisabetta Catamo tutto sembra accadere in un luogo non luogo, in un tempo non tempo, premeditatamente, come richiamato dal subconscio per evocare, in libere associazioni tattilo-visive, emozioni e memorie dimenticate ma non perdute, pensate eppure non dette, sempre gravide di misteriosa sognata affettuosit&#224;. Conchiglie, pesci, oggetti, corpi, piume, forme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ELISABETTA CATAMO</strong><br /><strong>Linguaggi possibili dell&rsquo;anima</strong></p>
<p>Nel lavoro di Elisabetta Catamo tutto sembra accadere in un luogo non luogo, in un tempo non tempo, premeditatamente, come richiamato dal subconscio per evocare, in libere associazioni tattilo-visive, emozioni e memorie dimenticate ma non perdute, pensate eppure non dette, sempre gravide di misteriosa sognata affettuosit&agrave;. <br /><a href="http://www.floridoesercizio.it/wp-content/uploads/04-cuore-fiore.JPG"><img src="http://www.floridoesercizio.it/wp-content/uploads/thumb-04-cuore-fiore.JPG" border="0" alt="catamo" title="catamo" width="178" height="180" align="left" /></a>Conchiglie, pesci, oggetti, corpi, piume, forme geometriche, e ora sagome di gabbiani, galleggiano nel campo visivo disciplinate da regole autonome che rimandano semmai al configurarsi di un codice segreto che si fa linguaggio dell&rsquo;anima, nel quale tutte le cose sono affettivamente animate, partecipi, potenzialmente poetiche. E nella cui grammatica e sintassi, la mancanza di realt&agrave; fenomenica &egrave; vera vita, diversamente le cose non avrebbero ragione di essere, decadrebbero in pura finzione. Inutile cercare, nella selezione dei lavori qui proposta (che sceglie a piacere in un arco di tempo che va dalle fotografie della seconda met&agrave; degli anni Settanta ai collages di oggi), una linea evolutiva artisticamente classificabile; come classificare infatti un progetto di rivelazione di s&egrave; come quello che la Catamo consapevolmente persegue?<br /><a href="http://www.floridoesercizio.it/wp-content/uploads/foto6-1984.JPG"><img src="http://www.floridoesercizio.it/wp-content/uploads/thumb-foto6-1984.JPG" border="0" alt="catamo" title="catamo" width="180" height="138" align="right" /></a>In effetti il suo atteggiamento di lavoro non include la ricerca propriamente detta, semmai ricerca, con l&rsquo;efficacia della sintesi simbolica anzich&egrave; narrativa, l&rsquo;apparire di emozioni e memorie custodite nella profondit&agrave; della propria fanciullezza. Che tale epifania poi, da personale e soggettiva, quando sfiora l&rsquo;archetipo, si trasformi in sentire collettivo, &egrave; altra cosa ancora. Avviene cos&igrave; che il flusso associativo ininterrotto che le immagini provocano in chi guarda e il loro attualizzarsi come testimonianza dell&rsquo;essere <em>hic et nunc</em>, diventino elemento di legittimazione nel contesto artistico, maturino quella particolare aura per cui l&rsquo;opera afferma se stessa al di l&agrave; dell&rsquo;appartenenza a correnti riconoscibili dell&rsquo;arte. Ci&ograve; non toglie evidentemente che traspaiano, qua e l&agrave;, quelle affinit&agrave; elettive pi&ugrave; volte citate dalla stessa Catamo, da Klee a De Chirico, da Bunuel&nbsp; a Fellini, per esempio.<br />In effetti proprio l&rsquo;immagine in movimento, il cinema, appare lo sfondo immaginativo naturale del lavoro della Catamo, del quale peraltro la fotografia rappresenta il legittimo avamposto. Ci&ograve; implica una dimensione percettiva che tecnicamente sovverte il convenzionale rapporto tra presente-passato-futuro, ora connessi per intergiunzione, cio&egrave; per salti, piuttosto che per congiunzione, vale a dire per contiguit&agrave;, sovvertendo anche il convenzionale rapporto spazio-temporale. Di qui nasce forse quello strano spaesamento che si prova di fronte al lavoro della Catamo. Il buio e il silenzio, tanto necessari al linguaggio del cinema e della fotografia, trovano anche nella Catamo una necessaria ragione d&rsquo;essere. Trasformati da segni di solitudine ed angoscia in presenze catartiche, esprimono quell&rsquo;ineffabile potenza erotica capace, in un sol attimo, di liberare l&rsquo;anima dall&rsquo;irrazionalit&agrave; di ogni smarrimento.</p>
<p>Manuela Crescentini</p>
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