Feed on
Posts
Comments

 

Giorgio Poppi, pittore fin da bambino, sentì dire da Max Ernst, pittore e scultore anziano, qualche cosa che lo colpì molto: la pittura si fa con una mano sola, la scultura con tutte e due le mani, come in amore. Naturalmente trascorse molto tempo prima che il giovane potesse dedicarsi alla scultura, tuttavia, una volta iniziato, continuò con entusiasmo, pur preferendo sempre la più diretta e intensa attività di pittore. Fisicità e mentale in entrambi le attività, seppure in dosi diverse.

 Uno va a Pietrasanta, luogo magnifico e dedicato: approfittando della disponibilità e della cortesia di abilissimi artigiani impara tecniche e sottili conoscenze, quindi sceglie preziosi blocchetti di bel marmo o bianco o grigio o rosa, mai troppo grandi, per poterseli portar via da solo. Prima o poi ne attacca uno, preferibilmente all’aperto, con l’inizio della bella stagione.

Si fa una gran fatica, ma siccome non pensi ad altro che arrivare a vedere cosa c’è dentro,non ci badi, così ti fai saltare il tunnel carpale sinistro e poi il destro. Ma visto che l’intervento riparatore non è poi di gran pena, dopo un congruo periodo di riposo, ricomincia con gli scalpelli.

 Pensa Claus Sluter e i suoi Pleurants: così compatti in pietra dolorosa.

Pensa Barlach, peso del mistico passo sgambettato.

Pensa Arturo Martini, che ci dà l’anima anche quando è sconsolato.

Ma questi sono scultori puri, non sanno dipingere o non lo vogliono.

Pensa di più a Gauguin, a Picasso, a Matisse. A Max Ernst, appunto.

 “Defender”:non è facile decidere se il personaggio sia effettivamente protettivo. Potrebbe essere un maldestro rapitore o un padre orgoglioso, visto l’atteggiamento sereno e fiducioso della piccola.

Spesso le opere hanno a che fare con l’estrazione di una figura adulta accanto alla figura bambina, come in "Sorpresella”, dove lui è teneramente compiaciuto e lei furbetta e minacciosa e noi non vorremmo proprio pensare a Cesare Pavese. O anche come ne “l’Investitura”, dove la cerimonia è sicuramente personale del vanaglorioso padre, vista la sostituzione della corona con un falso, anche se il ragazzino ci crede. “Piccola antropometria“ è la versione ridotta di un gesso alto due metri, fortunatamente distrutto, in quanto la dimensione risultava effettivamente troppo offensiva. La volpe di “Pace con la volpe” è in realtà un fenech, la piccola volpe del deserto che si rende innamorata legandole una grossa pietra al collo per poi toglierla dopo una buona settimana.

“L’ora felice” mette in scena un autorevole gesto femminile contemporaneamente a una piccola concessione al compagno. ”La sirena che pesca” torna sull’argomento sirena, sempre affascinante, con i soliti risvolti e in tutta serenità.. “Donna muscolosa” è un omaggio molto sentito a donne che per ogni figlio è come se ne portassero dieci, o venti. ”Mazzetta” è una storia d’amore che non si sa come vada a finire. ”Elmo da parata” dà molta importanza all’orpello pur nulla togliendo alla nobile fisionomia maya.

 La coppia nel marmo suggerisce passaggi d’aria e interessanti sottosquadro, adatti a simulare umane complicazioni e complicità sulla stessa base. Anche se pericoloso, sarà meglio aggiungere ogni tanto un sorriso al marmo. La cera è sempre anatomica, perché è una pelle che suda e accoglie volentieri elaborate cicatrici e molli congiunzioni.

Se un altro portasse il cavallo alla cavezza,non ci sarebbero dubbi sulla sorte del cavaliere, mentre così” il cavaliere” è soltanto esausto.

“Marinaio che scende a terra” in ricordo di viaggi che non finiscon mai e poi il salvagente serve sempre.

“Il santo nella vasca” si occupa di intimità  poco note.

Per la collana I grandi libri per l’infanzia :The Book of Life

Si sente ben descritto da questi versi di Antonio Machado: Por dar al viento trabalho, cosia con hilo doble las hojas secas del arbòl. A questo proposito i fichi d’India sono un vero tramite diretto con l’organico. L’originale invenzione nacque naturalmente nell’amata isola di Panarea, dove la pianta abbonda e identifica il paesaggio di terra affrontato al mare. A causa di incendio, siccità o semplice vecchiaia, il fico si secca, perde la pelle verde e la possibilità di far frutti insieme a tutta l’acqua faticosamente accumulata , lasciando scoperto un meraviglioso scheletro di fibra legnosa. I numerosi strati sovrapposti ,da quelli esterni di più fitta tessitura e di forte consistenza a quelli interni radi e fragili come fini ragnatele, offrono una grande e varia disponibilità di materiale da comporre. Poppi lo fa, ora mantenendolo così come lo trova, ora contaminandolo con cera e pigmenti, ottenendo emozionanti combinazioni di ombre e luci, allusioni figurative di affascinante presenza, realizzando così un’efficace passaggio dalla sua pittura alla scultura e viceversa attraverso la mediazione di una inevitabile astrazione delle forme.

 Poppi, quando viveva a New-York, stanco di sentirsi chiamare Pappy, decise di chiamarsi anche Garino Hamilton, nome che gli era sempre piaciuto molto, specialmente per lo scultore. 

                                                                                               Garino Hamilton

Trackback URI | Comments RSS

Leave a Reply

: Inserisci il carattere § (quello sopra la ù) in un punto qualsiasi del commento (verrà tolto automaticamente). Serve per evitare spammatori automatici.


Hosted and managed by Re Corvo