POESIE DI SABRINA FOSCHINI
13 Ottobre 2007 by Chimera
uno che non ho visto, uno spettacolo d'arie impreviste
e un pensiero che si placa, dentro a quella scatola per gli occhi.
Ad essere non una parte del mare, ma acqua vera
che parla e non dice mai quello che ha passato
non dice i fondali e le punizioni delle navi
non dice il numero dei pesci, di che colori popolano il blu.
Un paesaggio forse, una strada, un treno
andare da un uomo, andare nel suo verso
rotoli di paglia e un bambino nascosto dietro al cerchio gigante
mentre l'altro corre tra l'oro.
Essere cielo rovesciato in chiaro, africano
stelle più recenti, misteri in costellazioni
di animali ancora da destinare.
Sarei certamente scogliera, sguardo che scende
si precipita, affoga
oppure che vola, radendo la roccia fino al tonfo.
Sono stata almeno, un pezzo di paese piccolo
anni di guerra, torrenti dove si lavano in segreto
le pezze dei bambini e bauli di lenzuola
piantati sotto gli alberi.
Sono stata foce di fiume, palestra di pesci
per un ragazzo che avrebbe fatto figli.
Un blu assoluto
con un puntinare di stelle
assorbite durante la notte.
Il calco di quelle luci
poggiate sull'oltremare
mosso d'onde e creste,
arricciato dal movimento
e dal rimanere.
Orizzonte preciso,
linea che marca la fine dell'uomo
circoscrive i tentativi di volo.
Blu denso sotto e blu impalpabile d'aria.
Il mare è cielo che si fa toccare.
È colore puro nello stato naturale.
Il mare è l'eclissi della terra,
una luna fonda che copre
il suo fiorire altezzoso.
Il mare vibra,
tutto il corpo gli respira,
intessuto di vento.
É l'animale notturno
con occhi gialli e opachi
che penetrano la notte.
(giugno 2001)
una stiva carica di mercati e storie
o una riva ridisegnata in eterno
dallo scuro della marea.
E la tua forma è un involto di panni,
con le insegne e le bandiere di tutti
i personaggi e sbriciola con la lingua
il vestito di ferro
fatto dai dubbi, al mio corpo
perché non possa cingerlo, il pensiero di te.
E l'aria soffiata tra noi
fa subito il cielo e il vento contro
a spezzare la compattezza delle nuvole,
il fondo ineluttabile del futuro
e la riga di volo sotto i miei piedi
di quando mi sollevi improvviso da terra
è un grammo di sale del mio mare
e dei miei terrestri paradisi.
Il mare è la minestra e il pane
fatto di sole, appena tagliato
e messo ad abbrustolire sulla sabbia.
Posso muovermi dentro al mare
come dentro a un uomo,
nel suo abbraccio
che fa due giri intorno alla mia vita.
Posso contare sul mio abbandono
e sulla sua volontà di sostenermi.
Perdersi ed essere raccolta.
Metto la testa dentro.
Mia coperta d'acqua,
buia e piena di tatto.
Sono nata da te
con te sono andata.
Le prime ore sole
con mio padre,
il salvagente che ho gettato lontano.
Senza avere paura.
L'acqua mi ha parlato la sua lingua mossa.
Le prime carezze di uomo
le ho avute dal mare.
(giugno 2001)
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